mercoledì 22 giugno 2016

LIFE COACHING: L'ALTALENA, LA SPINGI TU. di Daniela Marrocco Coach Bari

[L'ALTALENA LA SPINGI TU]
Su e giù.
Le ho sempre amate le altalene.
Mi piace il vento che sanno creare quando sali. 
Mi piace l'emozione nello stomaco quando vai in alto e hai quasi paura, ma se ti reggi bene non lo sai perché hai paura.
Forse proprio di arrivare in alto.
Da bambina mi spingeva sempre qualcuno. Ricordo però che fin da allora ero preoccupata quando questo accadeva.
Preoccupata del fatto che quel qualcuno (piccolo o grande che fosse) non sapesse bene come vivevo quel momento e non potesse calibrare la spinta sulle mie reazioni.
Preoccupata del fatto che comunque ero di spalle e per quanto potessi cadere e lui o lei afferrarmi, ci saremmo potuti far male in due.
Preoccupata del fatto che non sai mai quanto potrà reggere una altalena spinta da chi non l'ha prima analizzata e perciò quel gioco poteva fermarsi in qualsiasi momento per volontà diversa dalla mia.
A parte le mie preoccupazioni (forse eccessive per una bambina, un po meno per te e me oggi adulti) mi sono resa conto che il divertimento maggiore sull'altalena l'ho avuto quando ho IMPARATO A SPINGERMI DA SOLA.
All'inizio è un po faticoso, anche leggermente forzato. 
È un buon allenamento se ci penso oggi.
Le gambe che devono muoversi per dare spinta e velocità. Il corpo muove da contrappeso.
Che meraviglia. Lo fai tu! 
Non c'è più nessuno di cui preoccuparsi se non tu!
Tu che la muovi.
Tu che impari a capire la velocità che vuoi.
Tu che decidi quanto in alto vuoi salire è sempre tu che devi imparare a mantenere il controllo sul corpo perché diriga il movimento, l'oscillazione e l'altezza ... 
E la frenata quando decidi di scendere.
Perché se ti fai prendere dall'euforia (e va anche bene per un po) e poi dal panico, ti sembrerà di tornare a quel momento in cui era qualcuno a spingerti e non decidevi tu.
Solo che stavolta voltandoti non troverai nessuno, se non vuoto.
E capirai che nessuno ti afferra veramente.
Ci sei tu!
Ed è tutta lì la magia.

Tu decidi di salire e di oscillare finché vuoi. 
E se ad un certo punto è troppo, troppo in alto, troppo forte, troppo veloce, usa il tuo corpo.
Mantieni la mente concentrata e le mani salde sulle corde o le catene.
Non lasciare che il corpo sia rigido, ma usa i muscoli e le tensioni per controllare il movimento tuo e dell'altalena.
In discesa abbassa le gambe e opporrai freno.
Poi, mentre si ferma, respira.
Sempre più lungo e lento.
E quando si ferma ASPETTA UN MOMENTO ANCORA.
Riprendi la calma della fermezza. 
Lascia che il tuo corpo scarichi adrenalina e la tua mente comprenda la calma.
Alzati piano.
E poi, piano, riprendi a camminare.
Ecco, si.
Mi piacciono le altalene.
Soprattutto da quando ho imparato che decido io quando oscillare, andare in alto, e quando tornare con i piedi per terra!

martedì 14 giugno 2016

LIFE COACHING. SE E' "PER FORZA", NON AVRA' FORZA! di Daniela Marrocco Coach Bari

[Se è per forza, non avrà forza]
Abbiamo un mondo di modi di dire. Il linguaggio mi affascina sempre perché non è solo un insieme di frasi e parole cucite a caso per creare l'abito del pensiero.
È molto di più. È una scrittura reale che si instaura nel nostro cervello attivandone comportamenti, spesso inconsci.
Hai presente quando usi quei modi di dire, quelle meravigliose affermazioni cariche di pathos, di intenti, di "davvero" che sottolinei con il tuo tono di voce quasi arrivassero ben chiare e incisive al destinatario?

Che magia in quelle parole.
Magia perché spesso sono il tentativo della mente di portare una parte di se' a determinare quella realtà, quel pensiero, quel l'intento.
E insieme ai "davvero" ci sono i miei preferiti: i "per forza".
È quasi l'alter ego di un obbligo e di una necessità che si sono scontrate fino a farla diventare una forza. 
Un pensiero, un intento "per forza" crea quella ineluttabilità che convince a credere, a crederci.
Sia tu che la pronunci che tu che la ascolti!
Quel "Per forza" è una fantastica manifestazione dello scontro di energie, profondo e potente.
Eppure, in quel "per forza" - facci caso - hai perso le forze. 

Perché nello scontro c'è il conflitto profondo tra il voler fare qualcosa e il non riuscire a farlo veramente.
Non si tratta di non volere "davvero"... 
Semplicemente è la manifestazione di un piccolo (o grande) conflitto interiore tra ciò che DESIDERIAMO FARE e ciò che POSSIAMO VERAMENTE FARE!
Il desiderio e la possibilità si scontrano in quel "per forza" e annullano le loro opportunità di riuscita.
Non mi credi?

Facci caso.
Quante volte hai detto "per forza" riferito ad una azione (magari un incontro o un impegno) e ti sei ritrovato a non poterlo portare a termine?
O viceversa l'hai sentito ma non hai avuto ciò che sembrava già fatto?
Non si tratta - lo ripeto - di mancare gli impegni. 
Si tratta di riconoscere l'incongruenza, il piccolo (O GRANDE) conflitto che quel "per forza" cela e rivela al contempo.
Perché se lo intercetti lo metti in ordine: ritrovi l'incontro tra il desiderio e l'opportunità.
Ritrovi l'azione.
La motivazione.
E finalmente la tua forza. 
Davvero. Anzi, veramente!

martedì 7 giugno 2016

COACHING: QUANDO STARE IN PANCHINA E' IL MIGLIOR MODO PER GIOCARE. di Daniela Marrocco Coach

[QUANDO STARE IN PANCHINA È IL MIGLIOR MODO PER GIOCARE]

Non si tratta solo di sport!
Andiamo, usiamo la metafora. 
Stare in panchina è un momento poco amabile per chi compete, per chi è sul pezzo, per chi è abituato a lottare, a trovare il modo e la soluzione sempre. 
Non importa a quale costo!

Solo che - come nello sport - non tutto è deciso da noi. I ruoli ce li cuciamo addosso con le capacità, le competenze e il talento. 


Non sempre però puoi giocarti la partita. 
Per motivi diversi: non sei in forma, non è il momento o semplicemente non è la tua partita.
Questo lo sai bene nella testa, ma il corpo scalpita in panchina. In realtà sai di non essere al massimo, eppure continui a convincerti che il Mister decide, che non puoi fare nulla se non aspettare il tuo turno... 

E speri che quel momento arrivi.

Ti agiti su quella panchina, nemmeno ci fossero 200 gradi di fornaci che ti bruciano sotto il sedere. Fremi, pensi, critichi persino chi è in campo al tuo posto. 
E probabilmente inizia a salire il rancore e la frustrazione del tuo NON poterti giocare la partita.
Il punto però è proprio lì. 


La partita la stai giocando anche tu in panchina.
 E non è perché non stai muovendo il tuo sistema motorio che non la stai giocando.
Perché dalla panchina la giochi eccome la partita. 
Se invece di dimenarti e lamentarti mentalmente ti fermassi, compenseresti la saggezza della panchina.


Te la riassumo in 3 pillole:
1) puoi guardare gli altri player e studiarli meglio di una moviola. Puoi osservarne le reazioni e le modalità di comportamento sviluppando una visione di insieme che diversamente non potresti avere nell'uno a uno sul campo;


2) puoi usare gli "errori" altrui non per giudicarli, ma per insegnare a te stesso le alternative partendo dalla testa, dall'immagine mentale che te ne fai, senza che la frustrazione o la paura di sbagliare interrompano il flusso di apprendimento;


3) puoi diventare migliore nel supportare i tuoi compagni, mantenendo un approccio umile ma coinvolto e aiutarli come coach aggiunto.


La panchina ha un suo modo strano di allenare: alla pazienza, allo studio e alla disciplina della vita.
Perché anche lei come un tecnico di sport decide che ruolo tu debba giocare e quando giocarlo in pieno.

Ti starai chiedendo: allora io cosa posso scegliere di fare?

Ecco qui. 

Puoi scegliere di imparare, di allenarti, di restare pronto, perché come nello sport anche nella vita può arrivare la tua occasione, il tuo debutto, la tua prima partita per consacrarti.

E li sarai solo tu! 

Niente giustificazioni. 
Solo tu e la partita da giocare. 
Pronto fino alla fine!

Magari, nella tua Champions League.
#dama #coaching #sport #life #coach #bench

sabato 28 maggio 2016

LIFE COACHING. SE NON LO FAI TU, NESSUNO LO FARÀ PER TE. PER FORTUNA di Daniela Marrocco Coach - Bari

[SE NON LO FAI TU, NESSUNO LO FARÀ PER TE. ]
È una frase che forse hai ripetuto ad alta voce o nella tua testa in silenzio, accompagnata da un po di rammarico o anche rabbia.
È la frase che in qualche modo amiamo dire. 
Ti sembrerà folle, ma l'idea che certe cose possiamo farle SOLO noi non è che sia proprio così brutto.
Almeno per una parte profonda dentro di noi.
C'è una sorta di compiacimento in quel pizzico di dolore che si accompagna alla "solitudine dei numeri primi".
Ora, finché si tratta di cose o attività quotidiane, di oneri e doveri pratici probabilmente l'unica cosa che puoi fare è fermarti a valutare quanto effettivamente sia così.
Sei così impegnato a pensare che puoi fare solo tu certe cose, che probabilmente non hai valutato che altri possano anche se in modo diverso.
Perché talvolta il problema non è farle, ma il RISULTATO che ti aspetti nel MODO IN CUI TU LO FARESTI.
Tuttavia, esiste veramente qualcosa che solo tu puoi fare.
Non c'è sostituzione o delega possibile. Solo tu. 

E vuoi sapere cosa c'è di divertente in ciò che sto per dire? 
Che questa è una delle poche "cose" in cui non te la fai la riflessione di cui sopra. 
Eppure sarebbe uno dei casi perfetti in cui porsela. 
Sto parlando di credere in ciò che sei e in ciò che fai.
Mi riferisco a quella miriade di occasioni in cui abbiamo un obiettivo, e perché no, un desiderio ma l'INCUBO di fallire ci porta a chiedere agli altri un aiuto. 
Ci porta a richiedere conferme, supporto, convinzione che - per carità talvolta arriva - ma sempre con un pizzico di diffidenza. 
Quasi non potesse essere respirata quella altrui convinzione. 
E meno male.
Perché uno dei pochi momenti della tua vita in cui devi fare da solo è crescere imparando ad avere fiducia in chi sei e mettere a punto i tuoi obiettivi.
Nessuno può darti uno shottino di motivazione. 
Nessuno è veramente in grado di farti l'elettroshock di convinzione positiva quando stai operando per raggiungere nuove sfide e prossimi obiettivi.

Nemmeno un coach. Nemmeno io.
Quello che facciamo noi coach è aiutarti a toglierti di dosso QUELLA zavorra che continui a raccontarti come una nenia silenziosa e che ha costruito un peso tale che ti sei perso le strade della tua convinzione e della tua motivazione.
Guardali in faccia e fissi i tuoi obiettivi. 
Senza disperderti in rigirare fuori da te e fuori luogo. 
Resta aperto, certo. 
Ascolta. 
Ma più di tutto, ascolta te stesso in quegli obiettivi che ti si cullano dentro.
Sono loro che ti riporteranno sulla strada e forse qualcuno di loro dovrai salutarlo perché nel camminare, anche con la zavorra, non fa più parte della tua vita.
Guarda, ascolta e senti. 
E finalmente ritroverai te stesso e la tua convinzione.
Solo tu hai questo potere.
Per tutto il resto che hai da fare, beh, ci pensa la vita insieme a te.

domenica 15 maggio 2016

LOVE COACHING. COMPLICITA': esiste o si crea? di DANIELA MARROCCO COACH BARI

Complicità. 
Ho fatto spesso questa domanda alle persone che si trovavano di fronte a me in sessioni di coaching dedicate alla loro vita. Non solo sentimentale. Anche professionale.

Complicità. Te la immagini? 
Facciamo un gioco insieme.
Tu pensaci, ora. Se dovessi pensare alla complicità cosa ti verrebbe in mente?
O meglio, CHI ti verrebbe in mente: tua moglie? tuo marito? il tuo/la tua migliore amico/a?
Un collega? 
Una persona che hai conosciuto di sfuggita in un treno durante uno dei tuoi viaggi da pendolare...
Chi?
Non è così semplice vero? Lascia che ti dica una cosa.
La complicità è una cosa tosta, serissima e persino difficile. 
E sai perchè?
Perchè la prima complicità nasce DENTRO DI TE, non fuori di te.
Secondo alcuni scrittori più autorevoli la complicità è qualcosa che nasce all'improvviso, non si può creare con l'impegno dopo. E c'è una ragione. Quando si è complici cosa si fa?
Pensaci ancora: si è totalmente nudi emotivamente, non ci sono difese, barriere, paure di giudizi e ...SEGRETI.
Proprio così. Nessun segreto.
Ci pensi? Esiste una persona che puoi chiamare complice e verso la quale NON HAI ALCUN SEGRETO. Una persona che conosce tutto di te, persino gli odori, gli umori, i sapori, i pensieri rumorosi, quelli stupidi, quelli indicibili, quelli inudibili, quelli che nemmeno avevi pensato di poter confessare. E' come dormire accanto a qualcuno e non avere paura di essere inadeguati.
La complicità è una forma di affinità che dà valore ai singoli regalando loro una dimensione più ampia del 2.
COME ATTIVARE LA COMPLICITA'
Prima di attivare la complicità con un'altra persona, ricorda di fare questo:
a) capisci bene chi sei: quali sono le tue paure, quali le tue inadeguatezze?
b) impara a sentire quello che vivi dentro e ad esprimerlo almeno a te stesso;
c) esercita la tua verità: verso te stesso. Non occorre ORA che tu lo sia con altri, ma con te si.
d) impara a comprendere quanto sei disposto a rischiare;
e) riconosci i tuoi segreti interiori;
f) liberati del senso di colpa di avere fatto cose che non hai potuto controllare: non tutto dipende da te.
Se vuoi trovare qualcuno verso cui iniziare un rapporto di complicità, il primo complice di te stesso devi essere tu.

COME RICONOSCERE LA COMPLICITA'
In qualche modo lo hai già compreso da ciò che abbiamo detto poco fa.
Quando instauri un rapporto complice puoi verificare questo:
1) Nessuna Paura: smetti di avere paura di aprirti e vivi serenamente la tua comunicazione;
2) Non ci sono sentimenti negativi come gelosia, contrasto, frustrazione perchè ogni emozione trova spazio di accoglienza tra di voi; sapere esprimere le emozioni vi caratterizza;
3) occhi negli occhi senza parlare non è solo una immagine iconografica di 2 complici: è l'espressione di FIDUCIA, STIMA e CONOSCENZA autentica che si sviluppa e cresce nel tempo;
4)NESSUN SEGRETO: nel momento stesso in cui dovessero nascere, parte di quella complicità sarebbe compromessa...Il segreto è l'alibi del giudizio. E tra complici...
5) ...NON  può esistere GIUDIZIO, ma solo rapporto costruttivo.
6) Consapevolezza di sè e dell'altro e dei limiti o degli spazi di ciascuno. Nessuna invadenza;
7) Riservatezza, Cura e Attenzione reciproche: i complici sanno che devono occuparsi del loro mondo e non possono lasciarlo aperto alle intemperie esterne. Per questo, l'attenzione reciproca diventa un requisito fondamentale per la cura della complicità.
8) Amorevolezza: talvolta i complici non sono amanti, ma amici, genitori, colleghi, parenti. Perciò l'amorevolezza è certamente una componente essenziale della complicità che si fa riconoscere.
9) FEDE: il DUBBIO non si fa mai strada in un rapporto di complicità. Resta fuori insieme alla paura.
10) Affinità intellettuale: se volete davvero essere complici, la pelle non è sufficiente. Le affinità elettive ed intellettuali rafforzano in modo essenziale i rapporti, poichè operano ad un livello emotivo e razionale contemporaneo. 

E se pensi ci siano altri elementi di complicità, scrivimi.
Nel frattempo, inizia a valutare e sviluppare questi con la persona che ha scelto te e che hai scelto. Ricorda: la complicità è un patto a due.

lunedì 25 aprile 2016

LOVE COACHING: L'AMORE INSEGNATO DA PABLITO (di Daniela Marrocco Coach, Bari)

Pablito mi ha insegnato una cosa importante. AMARE.
Non quell'amore romantico dei film. Un amore vero. Che parte da te. Dalla conoscenza.
Andiamo in ordine però.
Pablito è stato per qualche ora il mio cavallo.
Non in senso metaforico, proprio reale: il mio cavallo. 
Ci sono esperienze che ti insegnano di te senza che tu lo abbia nemmeno chiesto. 
E per la verità forse non lo aveva chiesto nemmeno Pablito.
Come dire: ci siamo trovati.
E' iniziata così la nostra conoscenza. Semplicemente qualcuno che me lo ha condotto. 
Non che sia una amazzone, ma Pablito era davvero bello da vedere.
Alto un pò più degli altri destrieri. Ti fa tornare indietro a memorie di favole salire su un cavallo.
E quindi l'ho fatto. Sono salita in sella. 
Tutto montato all'americana. Redini con la monta americana, non inglese. 
Perciò immediatamente riadatti stile e sogni agli yankee, sebbene nella fantasia indossi ancora l'abito da principessa. Siamo signorine sognanti, per carità.
Solo che appena Pablito ha iniziato il suo percorso, è iniziata un'altra storia. NUOVA!
Niente vecchie favole, sogni, film, storie raccontate, magie, maghi, folletti, principi, foreste..insomma tutta un'altra STORIA. 
VERA!

La mia e quella di Pablito.
Destinazione IL MARE.
E' iniziata con quella meta la nostra danza. Insieme. 
A sentire i tempi, i ritmi, i modi. 
A capire i codici per comunicare. I muscoli delle mie gambe cercavano di sentire quelli del suo ventre, perchè così senti le contrazioni. Le redini all'americana non ti consentono manovre sicure, solo veloci.
Quando ero su Pablito, i primi minuti, avevo quasi paura che non mi accettasse. 
Ero cauta, e cercavo di fargli sentire che lo rispettavo, che dipendevo da lui.
Perchè accade che devi dargli fiducia. 
Cercare e creare un'empatia e insieme quella profonda connessione che porta tempi, moti, ritmi, passo ad amalgamarsi insieme e costruire una sinergia profonda.
Proprio quella sinergia che è diventata magia. Lui ha cominciato a capire i miei timori, a rinfrancarli adeguando il passo senza che io forzassi le redini. 
Pur rimanendo attenta a sentirlo, avvertivo che il mio corpo si riscaldava di sicurezza. 
Grazie a lui.
Siamo andati avanti: portandomi per il suo percorso siamo giunti lì, dove il mare e la sabbia si incontrano. Incantati insieme di fronte alla meta che sapevamo di volere insieme.
Pablito chiedeva solo questo: di portarmi sapendo di ricevere la mia attenzione, attraverso il contatto, sentendo anche le sue esigenze, ascoltandolo.
E' uno scambio. Continuo.
Qualche volta aveva voluto cambiare, fermarsi, variare un pò. Chiedeva gli fosse concessa quel piccolo pezzo di libertà che le redini possono concedere tramite le mani.
Solo qualche piccola variazione.
Perché lui conosceva il MIO desiderio ma ancor più conosceva strade inconsuete per arrivare alla meta.
Ecco PABLITO mi ha insegnato questo. 
Mi ha insegnato che quello che chiedeva era solo fidarsi di lui.
E allora ci ho pensato.
Noi abbiamo un PABLITO DENTRO DI NOI. Dentro di te.
Lo chiamano inconscio, parte profonda...chiamalo come vuoi tu ora. 
Quello che accade a te è più o meno quello che mi è accaduto con Pablito. 
Solo che perdi un sacco di tempo ad addomesticarlo ai tuoi programmi, alle tue  volontà, ai tuoi bisogni, invece di prendertene cura fino in fondo.
Anche se devia, anche se ti porta lontano da quello che sembra essere il luogo dove vogliamo andare, non è detto che sia lontano dalla meta vera, reale, forte, giusta.
E un pò è ciò che dovremmo imparare nelle nostre relazioni.
Perchè l'altro, il partner, non vuole altro che questo: che ci lasciamo andare, ci fidiamo, restando attenti, restando presenti, in ascolto.
Fidarsi non è appoggiarsi soltanto. E' scambio, è sinergia, in cui entrambe le individualità abbiano la libertà di esprimersi, comunicare, condividere ed insieme sviluppare i propri desideri.
Pablito è stato il mio insegnante d'amore. E FORSE da oggi, anche il tuo!
#pablito #horse #coachingbyriding

LIFE COACHING: AMORE INCONDIZIONATO (di Daniela Marrocco Coach Bari)

AMORE INCONDIZIONATO
Lo cerchiamo, lo desideriamo, lo rincorriamo nei momenti, nelle situazioni e negli spazi più inconsueti.
Talvolta lo pretendiamo persino sul luogo di lavoro, anche se lo battezziamo diversamente: magari con il nome di ascolto, comprensione, riconoscimento, accettazione...
L'amore incondizionato è una delle forze più potenti cui non riusciamo a rinunciare.
E tendiamo a replicarla in molte relazioni: con il partner, con i figli, con gli amici, con il collega, con i nostri animali.
Il punto è che ci sono due tipi di amore incondizionato: quello che siamo capaci di donare e quello che siamo in grado di ricevere.

Non è un dettaglio. 
È parte della nostra ricerca. 
Siamo più propensi a dare che ricevere spesso... 
Ma mentre diamo amore incondizionato in qualche strano modo CHIEDIAMO di essere amati nello stesso modo dal soggetto destinatario del nostro amore.
Ed è qui che nascono i problemi.
Perché l'amore incondizionato non può essere bilaterale. Per definizione. 
È come una sorgente che sgorga ... In grado solo di darsi. 

Non può pretendere, non può chiedere di essere "restituita".
L'amore incondizionato è un atto di fede, di concessione assoluta senza pretese. 
Per quello, talvolta, quando lo incontriamo abbiamo paura.
Paura che ci avvolga, ci cambi, ci protegga tanto e forte che temiamo di rimanere soli e al freddo e nel buio se lo perdiamo.
Se solo ricordassimo che è da lì che proveniamo e ne conserviamo una scintilla, che si accende sempre quando decidiamo di ‪#‎dare‬!
#amoreincondizionato #dama #coach #bari

giovedì 24 marzo 2016

COACHING: UN TALENTO NON ESISTE. di Daniela Marrocco Coach Bari

Cosa vuoi fare nella vita?
 Te lo avranno chiesto tante volte.

Probabilmente non ricordi nemmeno a quanti anni ti è stata posta questa domanda.
Allora, hai cominciato a far caso a cosa ti entusiasmava, a cosa ti piaceva: l’insegnante, l’astronauta, la ballerina, il pompiere, il ricco magnate di petrolio, l’attore, il calciatore…e chissà quante altre professioni che vedevi nei tuoi occhi e nel tuo immaginario.

E poi gli interessi si sono modificati, si sono moltiplicati.

Non solo una cosa, ma tante cose hanno cominciato ad entusiasmarti, a darti l’eccitazione tipica della adrenalina.
Ti sei consumato, dedicato, appassionato nel farlo. 
Fino a diventare bravo. 
Così bravo da essere riconosciuto come un “talento”.

Però, poi qualcosa cambiava. 
Ad immergerti e consumarti in tutto questo “talento” ti sei annoiato.
Ciò che avrebbe dovuto portare gioia, scambio, vitalità si trasformava in una cosa ben lontana dalla passione.

E allora? 
Allora ti sei chiesto…ci deve essere altro.
Ecco, si, ci deve essere altro. 

Perciò ti sei cercato, trovato, immerso, appassionato, consumato in una nuova competenza, in una nuova avventura. 
E sei anche diventato bravo. 
Di nuovo, ancora. Probabilmente molto diversa.
Forse hai cominciato a renderti conto che le attività, le cose che sceglievi per “professione” finivano per esaurirsi. 
E tu con loro.
Dove è il tuo difetto di fabbrica allora? 
E se fosse possibile non avere un solo talento, o forse non averne affatto? 

Chi ha mai detto che DEVE ESISTERE UN TALENTO ?
Se anche solo un pezzettino di tutto questo schema ti è accaduto, allora forse non ti sei posto finora le domande corrette.

Forse non te le hanno nemmeno poste in modo corretto.
E se fosse possibile avere il TALENTO DI SAPER FARE diverse cose insieme? 

Se fosse possibile avere il TALENTO MULTIFUNZIONALE?
Un talento molto speciale che diventa speciale, perché non è nelle attività, nelle “cose” ma nelle caratteristiche di alcuni di noi, come alcune capacità cerebrali quali:
  • -          Sintesi delle idee;
  • -          Apprendimento rapido;
  • -          Adattabilità.

Le stesse caratteristiche che hanno contraddistinto alcuni GENI dell’imprenditoria e dell’innovazione, che hanno usato ili loro TALENTO MULTIFUNZIONALE per mettere insieme, sviluppare, creare nuove idee, rendendole produttive.

Saper riconoscere oggi un talento così richiede una grande attenzione.

Talvolta, NON AVERE UN TALENTO SOLO, è il TALENTO DI ALCUNE MENTI GENIALI.
E tu, di che talento sei?


Scoprilo con noi…


mercoledì 23 marzo 2016

LIFE COACHING: CAMBIARE VITA? QUESTIONE DI SCELTA! Daniela Marrocco Coach Bari

Cambiare vita? Questione di scelta!
Faccio uno dei mestieri più particolari e poco conosciuti in senso approfondito! 
Così almeno sembra.
Coaching, formazione: per quanto facciamo cultura non sempre riusciamo a spiegare la bellezza del nostro mestiere.
O meglio: del mio mestiere.
Quando ho di fronte una persona che si rivolge a me o un allievo in aula impegno tutta la mia capacità comunicativa e utilizzo tutta la competenza acquisita per trasferire strumenti, concetti, nuovi atteggiamenti e soprattutto benefici!
Il tutto rigorosamente in linea con ciò che sembra essere il ‪#‎benessere‬ di ciascuno di loro.

Tuttavia, una delle cose più importanti che ho imparato del mio mestiere è questa: la SCELTA!
Mi ritrovo a chiedere alle persone che sono nel percorso con me di metterci, a loro volta, tutto l'impegno che di cui sono capaci. 
E lo fanno.
Quello su cui so di NON avere potere riguarda proprio la SCELTA. 
Quella scelta che li porterà ad attuare quegli strumenti, a usarli, a sperimentare gli effetti del cambiamento.
Ma il cambiamento è ancora qualcosa che fa paura: perché è un percorso alla fine del quale impari che non sono gli altri, non sono le emozioni, non sono le situazioni da sole a imprigionarti. 
Sei tu! 
Perché la Scelta è una "roba" difficile. 
Ti mette di fronte alla ‪#‎libertà‬, quella vera. Quella di fare tutto ciò che vuoi!
Come essere di fronte ad una porta e sperare che si apra ... 
È quello il mio mestiere. 
Alla fine del percorso portare le persone di fronte alla porta della SCELTA. 
Quello che accade poi è questo:
1) si accorgono che hanno loro la chiave in mano e la usano per aprire e varcare la soglia;
2) non si accorgono di avere là chiave in mano e attendono che qualcuno la apra per loro (a volte accade ma non è detto che la varchino comunque );
3) sanno di avere la chiave ma non la usano perché hanno troppa paura di essere se stessi fino in fondo (cioè felici) e di cambiare la propria storia ... O perché ciò che hanno dal lato chiuso della porta è l'unica cosa che sono disposti ad accettare.
È questa la scelta.
Perché la consapevolezza da sola non ha mai aperto alcuna porta.
L'ambizione e l'amore per la vita si.. 
E per farlo hanno usato l'azione sorretta dalla volontà.
Tu hai già trovato la tua ‪#‎chiave‬?
Hai già fatto la tua scelta?
Se vuoi scoprire meglio la chiave, questa è l'occasione:
http://www.mastercoachitalia.com/workshop-incontra-il-tuo-talento/http://www.mastercoachitalia.com/workshop-incontra-il-tuo-talento/

giovedì 10 marzo 2016

LE PAROLE NON SONO IL TUO DESTINO. Daniela Marrocco Coach Bari

Le parole sono forti!
Creano.

Le parole si mettono al servizio della mente per dare vita a ciò che immaginiamo.
Lo scrivono.
Come impronte digitali.

Tendiamo a chiamarlo destino.
Talvolta però dovremmo ricordare che mediano le idee, talvolta così tanto da trasformare il pensiero.

Avviene così con le parole grandi, quelle che chiamiamo comuni e ideali. 
Grandi contenitori che racchiudono tanto, tutto, troppo di quella idea!
Che si perde.
Cambia.
Si trasforma e produce un effetto diverso poi.
Tanto che la realtà che vuoi non è quella che hai detto!
E' questione di presenza, di distanza tra le idee e le parole. Il linguaggio della mente si perde nei pensieri, si intrappola nelle emozioni e muove fili di parole che generano una realtà diversa da quella che veramente‪#‎desideriamo‬.
E qualche volta in quelle parole semplicemente ci nascondiamo ... 
Per evitare di dare una cattiva idea di noi stessi.
Scoprire come mettere in armonia parole, idee e mente e' un'arte che si apprende attraverso l'immaginazione.
L'esercizio migliore per chiedere la realtà che vuoi e smettere di apparire‪#‎incoerente‬.